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POSSIAMO RICOMINCIARE DA CAPO, PER FAVORE?

Comunicato del 13/02/2012

E’ il titolo (tradotto in italiano, l’originale era "Could we start again, please?") di uno dei più bei quadri che compongono il film “Jesus Christ Superstar”, opera rock che ha rappresentato la colonna sonora di gran parte della mia generazione. Gli Apostoli, si rendono conto di essere andati troppo in là con la loro storia, di aver superato il punto di non ritorno e di vedere ormai vicina la fine della loro meravigliosa esperienza: e intonano quel canto struggente che chiede, pur rendendosi conto che non sarà possibile, di tornare indietro, di ricominciare da capo.

Questo titolo mi è tornato in mente leggendo sul sito del CSI Nazionale la decisione di assegnare il discobolo d’oro a Simone Farina, il calciatore del Gubbio che ha rifiutato di lasciarsi coinvolgere dalla macchina del calcio-scommesse aiutando con il suo comportamento a scoprire questo squallido e meschino giro.

Non si può non approvare questa decisione, che fa nascere però alcune riflessioni. Il comportamento di Farina è quello che milioni di persone tengono ogni giorno: svolgono il loro lavoro con correttezza ed onestà, denunciando, da buon cittadino che deve fare i conti con la propria coscienza civile, ciò che non funziona ed indignandosi per questo. Se siamo arrivati a premiare la normalità come una lodevole eccezione (lo ricordava anche Marco Calamai nel convegno del 29 gennaio), probabilmente nello sport, ma non solo, abbiamo superato il punto di non ritorno, e d’ora in poi potrà accadere veramente di tutto. Basti pensare ad atleti dopati che, scontata la pena spesso irrisoria, tornano a gareggiare vincendo e tornando ad essere osannati come grandi campioni; o, allargando un po’ lo sguardo, ad altre situazioni in cui, lo stravolgimento di valori in atto lascia semplicemente allibiti. Rivivendo la cronaca degli ultimi periodi, lascia di sasso sentire che, alla fine, chi evade le tasse è considerato un furbo, un vincente; chi le paga è un fesso e chi si impegna, coerentemente con il proprio ruolo, per farle pagare diventa un persecutore.

Di fronte al quadro descritto, si alternano alcuni sentimenti: rabbia, smarrimento, incredulità; la necessità, ritengo per tutti, di una seria riflessione; e, soprattutto la speranza, che sfocia nella domanda più ovvia in momenti come questi: possiamo ricominciare da capo, per favore? 

Paolo Saggin