Comunicato del 12/11/2011
Mi è capitato, ieri 9 novembre, di sfogliare la Gazzetta dello sport; e mi sono imbattuto in un articolo scritto da Josefa Idem, pluriolimpionica di Canoa, che esprime alcune considerazioni sul libro, in uscita in questi giorni, pubblicato da Zlatan Ibrahimovic, e soprattutto sulla chiave di lettura data ad esso dai media coomentandone le anticipazioni.
Ho pensato di condividerlo, ritenendo si tratti di una riflessione interessante. Non aggiungo alcun commento, ma solo una considerazione: l’articolo non può che trovarmi d’accordo.
Paolo Saggin
Ma quale esempio dà?
Rispetto il campione ma i suoi racconti sono un pessimo messaggio
A costo di passare per moralista noiosa, trovo sbagliata la chiave di lettura che in questi giorni si dà del libro in uscita di Ibrahimovic. Voglio chiarire subito: del campione granitico che Ibra è, della grinta e della determinazione che lo contraddistinguono, ho grande rispetto.
Tuttavia mettendo troppa, enfasi, com’è successo con le recenti anticipazioni, sulla sue bravate (“facevo anche 325 chilometriall’ora”) e sulle sue bevute, passa un messaggio sbagliato verso i giovani. E questo in un momento in cui’ c’è piuttosto bisogno di messaggi e modelli positivi e costruttivi.
Quante volte leggiamo nei giornali di ragazzi in corna etilico, di incidenti causati da giovani per eccesso di velocità e consumo di alcool! Quante volte condanniamo questo stile del sabato sera, quante volte ci chiediamo impotenti come poter porre rimedio, per poi leggere in caratteri cubitali che proprio questo atteggiamento passa per «ganzo» perché assunto da un campione sporti vo come Ibra. Forse è soltanto una mia impressione, mi sembra quasi che lui abbia vinto, nello sport e nella vita, grazie e questa condotta. Invece è esattamente il contrario: ce l’ha fatta nonostante quei comportamenti.
E purtroppo non finisce qui perché poi ci sono anche le polemiche su Guardiola, frutto e promotore allo stesso momento del sistema Barcellona che è il Modello per i valori che lo sport può esprimere perché garante di grandi prestazioni in una cornice esemplare di correttezza e fair play, Insomma, dove andiamo a finire se ci deve ispirare chi ridicolizza una persona come Guardiola che non è mai sopra le righe, né con le parole né coi comportamenti?
Credo che vada fatta chiarezza. Condannando i ragazzi spacconi e non prendendo le distanze dalle rivelazioni di Ibrahimovic forniamo un alibi a comportamenti scorretti e troppe volte pericolosi. Se poi ridicolizziamo persino gli esempi positivi alimentiamo un mondo dai valori capovolti. E visti i tempi che corrono non è proprio ciò che ci vuole.
Josefa Idem