Comunicato del 01/03/2011
Il 23 febbraio sul Giornale di Vicenza è apparsa la lettera di un genitore che ha raccontato la sua esperienza vissuta ai bordi di uno dei campi di calcio che potrebbe essere benissimo in uno dei nostri oratori parrocchiali o dei nostri quartieri di Vicenza, di Arzignano, di Santa Maria di Camisano o di Noventa.
Quanto Stefano Fumaroni racconta è fenomeno purtroppo assai diffuso: dirigenti, arbitri e accompagnatori possono testimoniarlo.
Pubblichiamo questa lettera, che potrebbe benissimo essere stata scritta da uno dei nostri partecipanti ai vari Corsi di Formazione, perché pensiamo che un fronte ancora aperto, apertissimo, è proprio quello della formazione dei genitori, di coloro che dovrebbero essere gli educatori per eccellenza.
In tempi di Bunga Bunga, di sfrenato individualismo teso al proprio tornaconto, di faccio quel che mi pare e piace e di maestri che vengono menati, forse è bene che ci fermiamo un po' e che pensiamo seriamente a come potremmo e dovremmo impegnarci per riscoprire e far riscoprire il senso dell'antica e sempre valida 'buona 'educazione',la concreta ricerca del bene 'comune' e quel rispetto dell'altro che possono trasformare anche una partita in gesto di vissuta solidarietà e di civile convivenza.
IL CALCIO DEI RAGAZZI
Recentemente alla tv, per caso, mi sono imbattuto in una piacevole intervista all'ex Golden Boy del calcio italiano, Gianni Rivera, il primo italiano (nel 1969) nella storia a vincere il prestigioso Pallone D'oro.
Ebbene, da pochi mesi, Rivera, è stato nominato da Abete, Presidente del Settore Giovanile e Scolastico della Federazione Italiana Gioco Calcio.
Certo una bella responsabilità, sulla carta però, nel senso che spero veramente che al grande Rivera venga data la possibilità di intervenire veramente,seriamente e con perspicacia, come solo lui sa fare. Conosciamo tutti il valore di Rivera, prima da fuoriclasse cristallino e poi da dirigente o politico, uomo serio e pacato, mai fuori dalle sue competenze e possibilità.
E allora diciamolo il calcio, quello vero, quello del campo verde, parte tutto da lì, dai ragazzi, e Rivera ha il compito delicato di rilanciarlo, sin dalla scuola, come dice la parola del suo nuovo incarico, appunto.
I giovani sono il futuro di tutto,anche del calcio. Ma non è questo il problema secondo me, ma come vanno gestiti e "guidati". E allora, voglio raccontarvi due episodi diametralmente opposti in cui ho potuto constatare una volta di più la situazione del calcio giovanile, e gli ho quindii collegati alle parole di Rivera.
Un giorno della primavera scorsa, un mio amico, padre di un ragazzino di 10 anni, mi invita ad assistere alla partita di suo figlio in uno dei tantissimi campi di periferia di Vicenza.
Ebbene, ho assistito ad uno spettacolo veramente poco piacevole: i genitori che si accanivano contro i bambini "avversari" dei loro figli, con parolacce e insulti gratuiti, ma non solo, se il proprio figlio sbagliava qualche passaggio...apriti cielo! E gli allenatori? Ancora peggio, con grida continue ed epiteti irripetibili ai propri atleti. Non che fossi più di tanto impreparato a questo tipo di situazione, anch'io ho avuto il mio bambino che ha giocato 4 anni nei settori giovanili , e proprio in quegli anni, ebbi modo di capire come a questi ragazzi non vengano insegnate loro le più elementari regole morali dello sport: lealtà correttezza e sportività.
Certo non voglio mica dire che nello sport (e soprattutto nel calcio), si vada in campo per fare le signorine o per perdere a tutti i costi...anzi, un pò di sana competizione sin da piccoli, ci vuole eccome, ma come in tutti i settori, basta non esagerare. Ed il secondo episodio è proprio la conferma di questo: alcuni giorni dopo, mi sono fermato in un campetto di oratorio dietro ad una chiesa, due porte sgangherate, una palla, otto ragazzini, quattro per parte; lì ho potuto vedere scene bellissime, i ragazzi lottavano certo su ogni palla, ma si divertivano tra loro, sbagliavano sovente, ma non c'era nessuno che li rimproverava, anzi, ridevano e si davano il cinque, come si usa dire. E alla fine della partita, tutti a bere nella fontana, felici. Questo è lo spirito giusto per giocare a pallone a quell'età. E infatti Gianni Rivera, nella sua intervista, puntava il dito sul fatto che i nostri ragazzi, non si divertono più, sono subito proiettati verso traguardi inimmaginabili e sproporzionati per quelle età ancora così giovani, e tutto questo, perchè dietro a ciò, ci sono sempre i soldi ed interessi vari.
"I soldi non devono essere il fine, ma il mezzo", ha dichiarato Rivera, e di questo io sono perfettamente d'accordo.
Lasciamo allora che i nostri ragazzi si divertano quindi, se uno nasce "Roberto Baggio", si vede subito, eccome; per le responsabilità (e per i problemi), c'è sempre tempo.
STEFANO FUMARONI