Comunicato del 16/12/2010
Un bel libro di Jacques Attali, già consigliere dell’ex presidente della Repubblica Francese Mitterand, traccia quello che potrà essere il mondo nei prossimi decenni. Tra l’altro vede Stati ed Economie che si sviluppano, altri che stanno fermi o addirittura regrediscono. Una società in grande movimento, quasi in ebollizione e che ci coinvolge tutti volenti o nolenti.
Spontanea mi è venuta una domanda che passo anche a voi: e il Centro Sportivo Italiano che futuro ha davanti a sè, che futuro si sta costruendo?
Certo, si sa bene che tutto ciò che inizia è destinato a finire, prima o poi, e noi speriamo sempre in un ‘poi’ che sia il più in là possibile. Tuttavia la domanda non è proprio stupida. Anzi, proprio questa domanda può aiutarci a riflettere su di noi stessi, sul nostro essere ‘Associazione di Promozione Sportiva’ oggi ma con uno sguardo rivolto al destino che ci aspetta, il quale - lo sappiamo bene - dipende esclusivamente da noi.
L’ultimo bilancio preventivo, se letto con attenzione mentre ci lancia qualche messaggio positivo, fa suonare qua e là qualche campanello di allarme. Per esempio, come è stato osservato anche dal Consiglio stesso, sul piano della formazione potremmo impegnarci un po’ di più? Ora dico e chiedo a questo proposito, l’esperienza in Slovenia promossa egregiamente dalla Commissione Calcio a 5 e ‘copiata’ dal Consiglio Provinciale va soltanto ripetuta in futuro o forse può essere anche ripensata e allargata alle altre Commissioni e magari trasformata in un vero e proprio ‘Campo Scuola’ di una settimana, potendo, per Dirigenti sia provinciali che di Società Sportive? Spontaneamente il pensiero va alle esperienze vissute dal nostro Comitato a Maribor in Slovenia. Ma non va dimenticato che si tratta di 40 (!) anni fa e che oggi ci sono certamente altre esigenze e altre sensibilità. Tuttavia quello di creare occasioni più o meno lunghe per trascorrere assieme qualche giorno di riflessione, di studio e di scambio di idee sulle necessità e sulle prospettive di futuro del CSI di Vicenza, mi pare stia diventando un’esigenza già avvertita (v. Otocec) e che quindi vada seriamente e coraggiosamente affrontata.
Tornando al futuro, è sorta anche nell’ultimo Consiglio la domanda su come invertire quell’andamento che da un po’ di tempo ci fa purtroppo rilevare che stiamo diventando un’Associazione più di servizio che di vera e propria attività sportiva, un’Associazione che, nata come Associazione per lo sport dei ragazzi, si è via via trasformata per varie cause indipendenti dalla nostra volontà in Associazione per lo sport di giovani e di adulti.
Mi sembra insomma che i tempi siano maturi per riflessioni approfondite e spassionate, anche impietose se fosse necessario, su ciò che siamo oggi e su ciò che potremmo essere domani in meglio o in peggio, a seconda che ci mettiamo le mani o meno.
Quello che è certo è che, in questi campi, il “chi si accontenta gode” si può trasformare irreparabilmente in “chi si accontenta muore”. Parliamone.
Mario Zocche
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