Comunicato del 24/11/2010
Forse sono un lettore di quotidiani e di notizie sportive, in particolare, non propriamente attento e puntuale, ma mi sembra che la chiusura della presidenza Cassingena nell’ ’A.C. Vicenza’ sia passata quasi sotto silenzio. Sì, il comunicato del nuovo Consiglio – piuttosto freddino, direi, pur nella compostezza che è di norma per queste occasioni -; anche qualche striminzita riga del nostro quotidiano locale, ma a dire il vero, secondo me, il buon Sergio si meritava qualche cosa di più delle compassate espressioni di rito.
Perché, a ben guardare, sette anni fa il ‘Vicenza’ è stato il frutto di una vera e propria delocalizzazione di capitale inglese in casa nostra, una specie di colonizzazione della nostra squadra da parte di chi in materia fino al secolo scorso è stato insuperabile maestro.
Certo, il rischio che la società calcistica bianco-rossa corse allora di scomparire, o giù di lì, fu veramente alto. Tuttavia, ben presto, se la memoria non mi inganna, i rapporti anglo-vicentini-bianco-rossi andarono via via intiepiedendosi, fino al raffreddamento e al desiderio di riportare tutto in casa vicentina.
Tutti ricordiamo i numerosi e reiterati tentativi di invogliare qualcuno a riportare in patria la proprietà della squadra, le promesse di tizio, gli annunci di caio, fino alla effimera esultanza per il trovato acquirente, durata anche quella quarantotto ore…
Finchè sulla scena non comparve la figura del ‘piccolino’, come lo chiamavano i suoi compagni dell’Istituto Piovene (allora soltanto ‘Commercio Estero’), che nel frattempo aveva imparato, e bene, pare, (visto che il Presidente della Repubblca lo insignì di una delle più prestigiose onorificenze italiane, quella di ‘Cavaliere del Lavoro’), sia a muoversi nel mondo del Commercio che in quello dell’Estero – ovvio qui il riferimento all’Inghilterra ‘colonizzatrice’ dei bianco-rossi.
E forte della sua esperienza e delle sue intuizioni sulle potenzialità mediatiche di una squadra di calcio che sappia impegnarsi e sappia farsi valorizzare, ecco che sulla scena ti appare lui, Sergio Cassingena, giovane Presidente Nazionale di un’importante industria alimentare italiana. Innamorato del calcio, tanto da divenire prima di passare all’AIA uno dei nostri più stimati e rispettati arbitri CSI, sempre pronto ad esserci, sempre pronto a risolvere i mille problemi di un qualsiasi ‘gruppo arbitri’, Cassingena imprenditore e tifoso cala tra l’incredulità iniziale, diffusa e non priva di qualche ironia, il suo asso, sorprendendo tutti per la determinazione, le capacità e il piglio nelle trattative da vero imprenditore, prima ancora che da incallito patito del pallone. E avvenne il miracolo che un vicentino, vero e proprio self made men, in barba ai dubbiosi e agli scettici, che come spesso succede inseguivano ancora un intervento esterno, seppe imporsi e portarsi e portarci finalmente a casa la squadra, chiudendo regolarmente anno dopo anno ogni pendenza con la vecchia proprietà.
Ecco, secondo me, di questo almeno bisogna essere riconoscenti a Sergio Cassingena: di aver saputo far ritornare l’orgoglio ai tifosi vicentini di avere una squadra propria, di avere un ‘Vicenza’ senza sudditanze verso uno che – comunque - non era un vicentino, ma un inglese: dunque uno straniero. E che l’Europa Unita non se ne abbia a male!
Qualcuno dirà che la squadra non è quasi mai stata un gran ché, che l’affanno della classifica e del salvataggio si rincorreva e si rincorre ancora oggi di anno in anno. Tutto vero. Anche i rumors ricorrenti di presenze un po’ esuberanti o addirittura di supposte iniziative a volte discutibili. Ma così è fatto l’uomo, nella sua generosità e nella sua spontaneità.
E poi, bisogna proprio ricordare che per questo tipo di formazioni calcistiche (evito di proposito l’aggettivo ‘sportive’, perché per noi lo sport è altro) sono necessari grossi capitali e che finché si devono pagare i debiti si possono fare pochi salti?
Senza andare lontano, basta ricordare cosa significa per l’Italia il suo enorme debito pubblico.
Adesso che la società ha chiuso i debiti, forse si può pensare a qualche iniezione corroborante, magari anche attraverso alla sua – di nuovo! - ventilata cessione: speriamo soltanto che non si ripeta la storia già vissuta, perché un altro Cassingena non si trova appena girato l’angolo.
E noi, suoi vecchi amici, lo vogliamo ricordare e, tifosi o meno, anche ringraziare per la passione e la dedizione con cui ha dignitosamente e generosamente gestito, a noi sembra, la vicenda dell’A.C. Vicenza. Passione e dedizione che a noi fanno ricordare gli anni trascorsi assieme in questo CSI, al quale lui ha voluto bene.
Mario Zocche